25 semi
Coltivazione: facile
Produzione semi: esperti
Semina: da aprile a maggioSemi certificati biologici
Mais Blu Hopi BIO (Zea mays)
Nuovi Semi
Mais Blue Hopi (Zea mays): conosciuto come Sakwaqa'ö nella lingua nativa, è una cultivar millenaria e profondamente sacra, custode dell'identità agricola e spirituale della nazione Hopi. Originaria degli aridi altipiani desertici dell'Arizona settentrionale, questa varietà rappresenta per le popolazioni indigene il simbolo della sopravvivenza, dell'umiltà e di una vita lunga e prospera in un ambiente ostile. Gli Hopi, maestri ancestrali del dry farming (aridocoltura), hanno selezionato questo mais per secoli affinché potesse prosperare con pochissima acqua, interrando i semi in profondità per raggiungere l'umidità residua del suolo desertico. La pianta sviluppa una struttura estremamente robusta, con fusti che raggiungono un'altezza che arriva ai 2 metri, producendo marzocche di medie dimensioni avvolte in brattee spesse e resistenti. A maturazione completa, i chicchi si presentano con una colorazione mozzafiato che varia dall'ardesia profonda al blu notte, fino al viola scuro, creando un capolavoro cromatico di inestimabile valore genetico. La straordinaria colorazione blu intenso dei chicchi non è solo un meraviglioso tratto estetico, ma è l'indicatore biologico di una massiccia presenza di antocianine. Questi potenti antiossidanti naturali conferiscono alla varietà proprietà nutrizionali di gran lunga superiori rispetto ai comuni mais gialli o bianchi, vantando un indice glicemico più basso e un elevato contenuto di proteine, zinco e ferro.
A livello ecologico e agronomico, il vigoroso apparato radicale di questa cultivar contribuisce a decompattare e migliorare la struttura dei terreni marginal
È un mais da farina, ma grazie alla straordinaria dolcezza se raccolto immaturo può essere usato come un mais dolce, ma con una consistenza compatta e gradevole. Il Mais Blu Hopi possiede un sapore terroso, intenso, dolce e con spiccate note di noce. In Messico e nel sud-ovest degli Stati Uniti è l'ingrediente fondamentale per spettacolari tortillas blu ottenute tramite nixtamalizzazione o per il tradizionale piki degli Hopi, un pane azzimo sottile come carta cotto su pietre roventi. Tuttavia, una delle preparazioni più antiche, affascinanti e corroboranti ad esso legate è il pinole. Per realizzarlo, i chicchi di mais blu completamente essiccati vengono tostati lentamente su piastre calde o braci di legna per esaltarne l'aroma nocciolato e renderli friabili; successivamente vengono macinati a pietra fino a ottenere una farina finissima. Questa polvere tostata viene tradizionalmente arricchita con spezie come cannella e addolcita con agave, miele o piloncillo. Il pinole può essere consumato a secco come spuntino altamente energetico o, più comunemente, disciolto in acqua o latte per creare una bevanda densa, nutriente e rinfrescante, storicamente utilizzata dai corridori indigeni, dai cacciatori e dai viaggiatori per sostenere prolungati sforzi fisici nelle spietate terre aride.
In campo si dimostra una cultivar rustica, dotata di una resistenza alla siccità e capace di prosperare anche in suoli poveri o sabbiosi, purché ben drenati. La pianta produce fino a tre mazzocche, di buone dimensioni. Questo è il primo mais nativo che abbiamo coltivato, più di un decennio or sono, ne siamo profondamente legati per i sempre ottimi risultati anche quando altri mais hanno avuto difficoltà.
Un nostro vicino, tale Consolato, lo coltiva da anni per una destinazione inusuale: le sue galline. Beh, le uova di che sovente ci porta sono straordinarie e lui ne attribbuisce il merito al suo campo di mais blu.

